Sono sveglio da un’ora. Il resto della famiglia dorme ancora. Ho portato il caffè fuori e sono andato verso il mare.
Non c’era quasi nessuno. La luce era quella di prima mattina, ancora obliqua, che non scalda ma illumina tutto con una precisione diversa dall’ora di punta. L’acqua era piatta. Il suono era diverso dall’estate rumorosa di luglio: solo il ritmo continuo delle onde piccole, quello che di notte senti anche dal letto e che accompagna i sogni senza svegliarti.
Ho camminato a piedi nudi lungo la riva per venti minuti senza guardare il telefono, senza pensare a niente di specifico, senza fare nemmeno la pratica formale. Solo camminare, sentire la sabbia bagnata sotto i piedi, il freddo dell’acqua sulle caviglie, il sale nell’aria.
Quando sono tornato al tavolo del bar con il secondo caffè, mi sono reso conto che stavo percependo il mondo in modo diverso da come lo percepisco di solito. Non più intenso. Più pulito. Come se qualcosa si fosse sottratto invece di aggiungersi.
Ho pensato al Capitolo 19 del Sutra del Loto. E per la prima volta ho capito cosa intende con purificazione dei sensi in modo che non fosse solo dottrina.



